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Nepal: Covid fuori controllo
  • Covid fuori controllo in Nepal
    Covid fuori controllo in Nepal
“Nella valle di Kathmandu le terapie intensive dotate di respiratori sono ormai piene. Negli ospedali non c'è più un letto disponibile e non possiamo ammettere nuovi pazienti perchè mancano ossigeno e medicine. Anche i vaccini sono finiti. Se non facciamo qualcosa adesso, la situazione rischia di trasformarsi in una catastrofe di proporzioni epocali”. Più di quanto già non sia. Chi parla è il dottor Samir Kumar Adhikari, a capo dell' Health Emergency Operation Centre di Kathmandu, l'agenzia governativa nepalese che si occupa della pandemia di Covid. E che cerca ormai da giorni di far convergere l'attenzione del mondo sul paese himalayano. I numeri sono terrificanti: secondo le statistiche, un cittadino nepalese su due è positivo al Covid. Ci sono circa 9000 nuovi casi al giorno, che rappresentano un incremento del 3000 per cento rispetto al mese di Aprile. Il tasso di mortalità, negli ultimi giorni, ha abbondantemente superato quello della vicina India. La seconda, letale, ondata di Covid ha letteralmente travolto il Nepal, aggravata dalle condizioni della sanità pubblica e dalla quasi inesistente sanità privata della nazione. Non solo mancano ospedali, cilindri di ossigeno e medicine, ma mancano anche i medici. In Nepal, difatti, ci sono solotanto otto dottori per diecimila cittadini. E quasi tutti sono concentrati nelle città. Come nel caso dell'India, ma è ancora più probabile che in India, i veri numeri sono molto, molto più alti. E il governo non soltanto non li conosce ma non è né interessato né preparato a diffonderli o anche soltanto a cercarli. E mentre gli aiuti piovono dall'Europa e dal resto del mondo, la politica locale continua a fare quello che fa praticamente dalla nascita del Nepal: corrotti e deliranti giochi di potere. Nei mesi scorsi, l'India ha donato al Nepal circa un milioni di dosi di Astra Zeneca, e il governo ha ottenuto vaccini sia dal programma Covax che dalla Cina, che con l'India si disputa l'influenza sul piccolo paese. Dove sono finiti i vaccini? Bella domanda, perchè secondo le statistiche soltanto 400.000 cittadini hanno ricevuto le due dosi canoniche. Due milioni hanno ricevuto soltanto la prima dose, secondo il governo. Forse. Eppure, le avvisaglie di una nuova ondata del virus c'erano state. Ai primi di maggio si riportavano focolai di Covid nei campi base himalayani, ma le notizie non sono mai state confermate ufficialmente dal governo. Perchè? Perchè l'Himalaya è una delle macchine da soldi più produttiva e gettonata del paese. In aprile, migliaia di cittadini nepalesi (il Nepal è ufficialmente di religione hindu) sono andati in India per il Kumbh Mela. E centinaia di migliaia di lavoratori stagionali nepalesi si sono riversati in patria dall'India non appena il governo di New Delhi ha imposto i primi lockdown. Senza che nessuno li testasse o li controllasse. Non solo. Il presidente Bidya Devi Bhandari ha sciolto il Parlamento lo scorso 23 maggio perchè i partiti non sono stati in grado di formare un governo nonostante l'emergenza nazionale. E ha annunciato le elezioni per il prossimo Novembre con relativi comizi e rally elettorali. Per i sopravvissuti alla pandemia, a quanto pare. Perchè il primo ministro in carica K.P. Sharma Oli dovrebbe essere mandato, più che a casa, in galera. Il signore in questione, difatti, nei mesi scorsi raccomandava di bere foglie di guava bollite dentro l'acqua e fare dei gargarismi con il decotto. Efficacissimo per tenere lontano il Covid, visto che “nemmeno i vaccini sono efficaci al 100%”. Non solo: secondo l'esimio auto-proclamato dottore (in qualcosa, non certo in medicina), i nepalesi sarebbero “molto più resistenti alle infezioni perchè hanno un'immunità più alta” e hanno la fantastica possibilità di curarsi dal virus cinese usando rimedi antichissimi fatti con le erbe. D'altra parte, criminali idiozie del genere si sentono anche dall'altra parte del confine, in India e in Pakistan. Solo che in India almeno vengono riportate dalla stampa per quello che sono. Non così, d'altra parte, in Pakistan. Dove i mullah si fanno da mesi un punto d'onore nel diffondere la notizia che i vaccini contro il Covid provocano sterilità immediata e sicura e che bisogna costruire moschee per placare l'ira divina: offrendo, ovviamente, laute donazioni a organizzazioni religiose che, nove su dieci, sono anche organizzazioni terroristiche. Le stesse che sparano addosso ai medici che portano i vaccini antipolio, anche quelli contrari al volere divino. E intanto, tra polemiche e divinità da placare, il virus importato dalla laicissima Cina, si impadronisce dell'Asia del Sud.
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